Il crepuscolo del giornalismo

Sono oltre 3 mila i posti di lavoro perduti nel settore giornalistico in Italia negli ultimi cinque anni. Le cifre le ha date il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, intervenendo a Reggio Calabria alla manifestazione organizzata dalla FNSI il primo maggio. E le prendiamo per buone. Ma è solo la punta dell’iceberg. Ai redattori licenziati o cassaintegrati va aggiunta la pletora di collaboratori senza contratto, che sono la stragrande maggioranza nel sistema dell’informazione italiana. Pagati ad articolo, sfuggono a qualsiasi statistica. Con il crollo delle vendite nelle edicole e degli introiti pubblicitari, con la chiusura delle redazioni e le concentrazioni tra editori di televisioni, radio e giornali prima concorrenti, hanno visto ridursi e svanire le collaborazioni occasionali. Non va meglio sul web. Dove le notizie sono una commodity. Si ottengono in maniera gratuita. Del resto, manca tuttora un modello di business sostenibile per l’informazione online. E i giornali in rete riescono a stento a pagare i costi d’esercizio. Figurarsi gli stipendi.

Il fatto è che il giornalismo vive una crisi di ruolo. Ascrivibile a quel più vasto fenomeno che prende il nome di disintermediazione. Con la rete possiamo fare a meno degli intermediari tra domanda e offerta. Non andiamo più in un’agenzia di viaggi per comprare il biglietto dell’aereo. Alle librerie preferiamo Amazon, che i libri ce li spedisce a casa. E anche per l’accesso alle notizie e alle fonti d’informazione, facciamo da soli.

Per un pugno di euro

Già da tempo esistono piattaforme sul web che consentono di bypassare il ruolo professionale dei giornalisti per produrre notizie, articoli e contenuti. Melascrivi, per esempio, è la versione italiana della londinese Hotype ltd, online dal 2010. Il portale favorisce l’incontro fra domanda e offerta di articoli e contenuti unici per il web. Editori e autori entrano in contatto per creare testi originali, certificati da un software anti-plagio, su ogni argomento. Può contare su migliaia di autori pagati 0,008 € per parola (sì, avete letto bene) escluse le stopwords, cioè articoli, pronomi, possessivi e preposizioni, che non vengono conteggiate nella remunerazione. Questo, se sei l’ultimo arrivato. Se sei un giornalista o un copywriter esperto, invece, per contenuti di ottima qualità guadagni 0,05 € per parola. Forse. Perché, avverte il sito, «il pricing è variabile in base al progetto». Chi pensa che la piattaforma sia utilizzata da un oscuro sottobosco editoriale di sfruttatori senza scrupoli, si sbaglia. E di grosso. Nel portfolio dell’azienda figurano grandi marchi come Diadora, Eat Italy, Pagine Sì! e persino il quotidiano ilsussidiario.net.

Anche Scribox.it, lanciata nel 2011 da Just in Time Srl di Udine, è un’agenzia editoriale che offre soluzioni per la realizzazione di contenuti per il web. Un doppio canale di registrazione (editore e autore) consente di accedere a un marketplace dove la domanda e l’offerta si incontrano. Tra i clienti, gestori di blog, redazioni di testate giornalistiche, gruppi editoriali, aziende che necessitano di testi su misura. Gli autori, rispondendo agli annunci di lavoro, si candidano a scrivere articoli di varia natura e lunghezza per pochissimi euro. Il contenuto deve essere originale. I compensi sono liquidati al raggiungimento della soglia di 50 € «dopo 60 giorni dal 10 del mese in cui si è richiesto il pagamento». Se il cliente resta soddisfatto ti lascia un feedback positivo che può accrescere la tua reputazione e influenzare gli altri editori nell’assegnarti nuovi articoli.

Addlance.com va oltre. La piattaforma, online dal 2014, conta 30 mila iscritti. Professionisti, freelance, giornalisti, traduttori, grafici, informatici, fotografi, ecc. si contendono l’assegnazione di un progetto. Oltre a semplici testi, si può commissionare un libro thriller, un business plan per un negozio in centro o un sito web per una start up. I budgets, a tutta prima, sembrano appetibili. E qui viene il bello. Per candidarsi alle offerte bisogna disporre di crediti. Che possono acquistarsi con PayPal, carta di credito o di debito. Si parte dalla formula basic (12 crediti a 11,90 € più iva) fino al pacchetto Star da 200 crediti (al prezzo di €155,90 oltre iva). Più è alto il budget del progetto, maggiore è il numero di crediti necessario per candidarsi. Ovviamente, nulla vieta che la candidatura venga rigettata. Con il risultato d’averci rimesso i crediti. Però la piattaforma gode di ottima stampa, visto che ne hanno parlato – tra gli altri – il Sole24ore e il Corriere della Sera. Chapeau!

Nessuna meraviglia. Questo mercato si regge sul fatto che esistono migliaia di autori disposti a lavorare per 0,008 € a parola (stopwords escluse) e freelance e professionisti addirittura disposti a pagare per candidarsi a offerte di lavoro. Ma c’era finora una riserva di caccia, dove i giornalisti potevano mettere a reddito esperienze e relazioni professionali: il settore della comunicazione, gli uffici stampa, le attività di consulenza e pubbliche relazioni. Ebbene, la pacchia (si fa per dire) è finita anche lì.

Anche gli addetti stampa piangono

Piattaforme dedicate all’invio di comunicati stanno mandando in pensione anche i tradizionali uffici stampa, rendendo superfluo il loro lavoro. Consentono di inviare con pochi click un comunicato stampa (commissionato magari a un autore attivo sui marketplace sopra indicati) raggiungendo velocemente migliaia di contatti profilati. A prezzi tutto sommato accessibili. Il punto di forza di questi servizi, infatti, è nella disponibilità di migliaia di mail di giornalisti, influencer, blogger e redazioni di settore. Così si risparmia il tempo e la fatica di cercarli. Per esempio Notiziabile.it, da poco sul mercato, dispone di un’agenda virtuale con gli indirizzi completi di 6.152 redazioni e 48.775 giornalisti. Dopo aver scritto la notizia, decidi chi vuoi contattare. Trova la redazione o il giornalista più adatto, scegliendolo per tipologia, settore di interesse, regione o città. Si tratta, garantisce il sito di «inoltri sicuri, mirati e nel pieno rispetto dei tempi e delle regole dei professionisti della comunicazione». Il servizio è completamente automatizzato. Con tariffe che variano da 79,00 € per un invio alla stampa di una sola regione a 249,00 € per uno diffuso alle redazioni di tutta Italia, con tanto di revisione professionale del testo e rassegna stampa web (dunque non saprai mai se il tuo comunicato è uscito anche su un giornale cartaceo). C’è pure la possibilità di inserire gratis dei comunicati nella newsroom del portale, ma quelli non li legge nessuno. Chi vuole, può ricorrere anche agli altri servizi: «dalla scrittura del comunicato stampa all’ideazione di campagne stampa e strategie di comunicazione a 360 gradi».

Sendpress.it – con un indirizzario di 42500 contatti sempre aggiornati – offre servizi simili, ma punta sulla politica dei prezzi. Che sono decisamente più economici. Si parte da 49,90 € per un invio a 300 contatti targhettizzati e si arriva a spendere 129,90 € per un inoltro a 1200 contatti. Anche la consulenza è gratuita: «Un nostro esperto controlla e revisiona il tuo Comunicato Stampa (maiuscolo nel sito) per un invio professionale senza spam e garantito».

L’esercizio abusivo della professione giornalistica, previsto dai Codici, diventa un concetto astratto, privo di senso, che si dissolve dinanzi a software anonimi e all’impersonalità di profili digitali.

Prospettive

Fatevene una ragione. Il giornalismo sta morendo. Speranze di salvezza? Poche. A patto di adeguarsi al cambiamento, abbandonare i vecchi schemi, ricercare nuove vie e opportunità. Si impone, da un lato, un recupero di credibilità (magari separando nettamente le carriere di chi fa informazione e di chi fa comunicazione). Dall’altro, un cambio di mentalità, acquisendo nuove competenze in ambito manageriale e approfondendo i saperi digitali. Quanti giornalisti, per esempio, conoscono le tecniche del SEO copywriting? Tra le specializzazioni che vanno per la maggiore ci sono il brand journalism o giornalismo d’impresa, il social media journalism, il data journalism o giornalismo dei dati, che si avvale degli strumenti della matematica, della statistica e delle scienze sociali e comportamentali per realizzare le proprie inchieste. Studiare, specializzarsi, frequentare master è l’unica via. Passando agli uffici stampa, non vi è dubbio che le piattaforme per la redazione di contenuti e per l’invio di comunicati siano soltanto degli strumenti. Funzionano meglio se a utilizzarli è qualcuno con l’esperienza e la professionalità di un addetto stampa o un esperto della comunicazione. Qualcuno, insomma, con il senso della notizia, in grado di pianificare la strategia, scegliere la scaletta migliore, selezionare i materiali fotografici o documentari da inviare a corredo del comunicato, individuare i colleghi potenzialmente interessati alla notizia, monitorare le fasi successive alla diffusione, effettuare l’eventuale recall, garantendo così un’efficacia maggiore alle attività di comunicazione. Diversamente, si rischia di sprecare risorse diffondendo comunicati privi di notizia o dal contenuto meramente pubblicitario. Che a lungo andare finirebbero col nuocere alla credibilità e alla reputazione di un ente o di un’azienda. Agli addetti stampa non resta che mettersi al timone della comunicazione aziendale o istituzionale, ritagliandosi un ruolo strategico di gestione e supervisione e ritirandosi dalle fasi di produzione e distribuzione dei testi, che possono essere esternalizzate. Le nuove tecnologie devono essere alleate e non nemiche. Insomma, l’addetto stampa del futuro assomiglierà più a un consulente e meno a un artigiano della comunicazione.

 

Giornalisti e uffici stampa: servono ancora?

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