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Il trend

Rispetto al primo bimestre del 2017, il commercio al dettaglio su piccole superfici registra ancora un segno meno (-1,5), mentre la GDO resta stabile (-0,3) e il commercio elettronico cresce di quasi un punto (+0,9). A certificarlo è l’Istat che l’11 aprile scorso scorso  ha diffuso i dati tendenziali sulle vendite al dettaglio nei primi mesi dell’anno. È l’ennesima conferma di una tendenza oramai irreversibile. Secondo Confcommercio, negli ultimi dieci anni i negozi sono calati di quasi 63 mila unità (-10,9%) mentre il commercio elettronico è cresciuto del 77,6%. A sparire, da Nord a Sud, sono stati soprattutto negozi alimentari, di abbigliamento, edicole e librerie. Di questo passo, nei prossimi anni saranno sempre più numerosi gli esercizi commerciali che abbasseranno le saracinesche, sopraffatti dalla concorrenza online. La crisi del commercio di prossimità è un trend inarrestabile? Esistono ricette economiche e politiche per favorirne il rilancio?

Proposte a medio-lungo termine

Se lo sono chiesto a Ragusa, in un recente seminario dal titolo “Commercio tradizionale: esiste ancora un futuro?”, i vertici della Confcommercio provinciale, di Commerfidi,  dell’Ordine provinciale dei dottori commercialisti e Imbastita Business Campus, società che si occupa di formazione e consulenza per le piccole e medie imprese. L’eco avuta sulla stampa locale  è indice di quanto il tema desti preoccupazione tra gli operatori economici. Dall’incontro sono emerse alcune interessanti proposte. Alcune vanno portate avanti dalle associazioni di categoria e gruppi di pressione in grado di influenzare i decisori politici e l’opinione pubblica: dalla richiesta di una più equa tassazione sulle imprese, a una webtax sui profitti dei colossi della rete (che attualmente, grazie a normative internazionali compiacenti, pagano cifre irrisorie), fino alla valorizzazione del ruolo sociale di negozi e piccole attività contro lo spopolamento e il degrado dei centri storici. La condivisione delle idee e delle iniziative, il lavoro di gruppo nelle associazioni di categoria è fondamentale. Ma si tratta di proposte dall’iter lento e incerto, la cui realizzazione si prospetta di lungo periodo. È il caso di ricordare le parole dell’economista John Maynard Keynes, che avvisava: «nel lungo periodo saremo tutti morti». 

Agire subito

Altre proposte, invece, appaiono di immediata attuazione. E i singoli commercianti possono metterle in pratica subito. Mauro Baricca, imprenditore, formatore, direttore commerciale di Imbastita Business Campus, lo ha detto chiaramente. Per chi si adeguerà al cambiamento in atto, ci sarà ancora spazio sul mercato. Ma che vuol dire, in concreto, adeguarsi al cambiamento? Vuol dire che l’imprenditore deve uscire dalla zona di confort dei saperi tradizionali ed entrare nell’area di incompetenza. Misurarsi con i nuovi saperi della cultura digitale. Padroneggiarne le logiche e gli strumenti. Osservare i cambiamenti che negli ultimi anni hanno investito il settore di riferimento e individuare le opportunità che si nascondono dietro la digital disruption. Ridisegnando su nuove basi il proprio modello di business. Detto in altri termini, deve studiare, informarsi e formarsi sulle nuove tecnologie. Non è detto, infatti, che l’e-commerce sia la soluzione adatta, alla portata di tutti. Aprire un negozio online costa quanto un punto vendita in centro in una città medio-piccola. Ma richiede più tempo e maggiori investimenti in termini di professionalità e tecnologie. Che non sempre negozianti e commercianti, stremati da dieci anni di crisi, sono in grado di sostenere. Stare in rete, alle piccole imprese, non deve servire tanto a vendere quanto a coltivare le relazioni con i clienti, a instaurare con loro rapporti di fiducia, migliorare la customer experience con nuovi servizi.

Farsi trovare online: la SEO

Da dove iniziare? Un primo passo per negozi tradizionali e attività commerciali potrebbe consistere, a nostro avviso, nel migliorare il posizionamento del proprio sito sui motori di ricerca e farsi trovare dai potenziali clienti in rete. È li che tutto si svolge. Per farlo è indispensabile una corretta applicazione delle regole SEO. La Search Engine Optimization è quella branca del marketing digitale che si occupa di migliorare l’indicizzazione di un sito web, partendo dal modo in cui i motori di ricerca analizzano i contenuti. Avere un sito ottimizzato in chiave SEO significa comparire in cima ai risultati dei motori di ricerca e farsi trovare dai potenziali clienti sulla rete. Sull’argomento esiste una mole di informazioni, tra corsi a distanza, seminari, libri e tutorial di approfondimento in rete. Da parte nostra, ci limitiamo a segnalare un’opportunità che interesserà l’area sud orientale della Sicilia: il corso “Il SEO dalla Strategia all’Operatività: come fare la differenza su Google“, organizzato il prossimo 9 giugno, nella nostra sede di via Dante Alighieri 93 a Ragusa, in collaborazione con la web agency Livecode di Napoli. Il corso è organizzato in esclusiva per la Sicilia e arriva nell’isola dopo il successo delle edizioni precedenti nella metropoli campana. Esperti formatori come Valerio Granato, fondatore, CEO e digital strategist di Livecode, sistemista e programmatore, e Gloria Esposito SEO copywriter, proporranno una full immersion sulle tecniche e sugli strumenti per ottimizzare blog e siti web. La peculiarità del corso è quella di integrare i vari approcci (tecnico, semantico e dei contenuti) per ottenere il miglior risultato possibile. Il corso ha un taglio pratico e operativo, che consentirà ai partecipanti di cominciare a utilizzare subito le tecniche apprese. Per informazioni e prenotazioni, visitate il sito corsoseoragusa.it. Non sarà la panacea di tutti i mali, ma da qualche parte bisognerà pure cominciare.

Commercio tradizionale vs e-commerce: che fare?
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